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Come funziona la tassazione degli ETF in Italia

Imposta sostitutiva, differenza tra plusvalenze e proventi, e il quadro RW: la guida essenziale.

Aggiornata ad agosto 2026 · Lettura in 8 minuti

La tassazione degli ETF in Italia ha alcune particolarità rispetto ad altri strumenti finanziari, in particolare per la componente di titoli di stato eventualmente presente nel fondo.

L'imposta sostitutiva del 26%

I proventi da ETF (sia le plusvalenze da vendita sia i dividendi distribuiti, per gli ETF a distribuzione) sono generalmente soggetti a un'imposta sostitutiva del 26%, applicata come per la maggior parte degli strumenti finanziari.

L'eccezione dei titoli di stato

Per la quota del fondo investita in titoli di stato italiani (o di altri stati "white list"), si applica un'aliquota agevolata del 12,5% invece del 26% — il fondo comunica periodicamente questa percentuale, e il calcolo dell'imposta effettiva ne tiene conto proporzionalmente.

Il quadro RW: cos'è e chi deve compilarlo

Chi detiene ETF tramite un intermediario estero (non un sostituto d'imposta italiano) deve generalmente dichiarare tale possesso nel quadro RW della dichiarazione dei redditi, ai fini del monitoraggio fiscale — anche se non si è realizzato alcun guadagno. Se il broker è italiano o comunque agisce come sostituto d'imposta, questo obbligo può non applicarsi o essere gestito diversamente: verifica sempre le condizioni specifiche del tuo intermediario.

Compensazione delle minusvalenze

Le minusvalenze realizzate (perdite da vendita) possono, a determinate condizioni, essere compensate con plusvalenze future entro un certo numero di anni — una possibilità che varia in base al regime fiscale del conto (amministrato, dichiarativo, gestito).